Valutazione, gioia e dolore di ogni Insegnante (una bella idea della maestra Teresa)

Eccoci a Febbraio, il mese più corto dell’anno, il mese del Carnevale, il mese che anticipa con le prime giornate di sole l’arrivo della primavera, il mese che, ci vede protagonisti come docenti della Valutazione degli Alunni per la chiusura del Primo Quadrimestre, e, cosa curiosa, questo pensiero mi rimanda con la mente al famoso dipinto di Munch: “ L’urlo”!

 

Non so voi che mi state leggendo, ma io mi sento così: stretta tra le rigide regole di una valutazione numerica che sforzandosi di essere oggettiva cerca parametri di riferimento, e una gran voglia di sperimentare una valutazione aperta, critica, multiforme e oggettiva di ciò che i miei alunni “hanno imparato a fare”.

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Da sperimentare con la Classe (solo per i più curiosi e temerari)

Dopo una giornata trascorsa in sala registrazioni con i miei colleghi di FYM (presto ne vedremo delle belle!), le "riflessioni metadidattiche" sono molte e la domanda sorge spontanea:

 

"Perché non sperimentare un'attività del genere con la Classe?"

 

I vantaggi potranno essere molti più di quanto potremmo credere...

 

MIGLIORARE LA COMUNICAZIONE

Registrarsi ci consente di raccogliere informazioni sul nostro modo di comunicare, facendoci andare oltre le "semplici" sensazioni.

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La parola di oggi (fonte: unaparolaalgiorno.it)

Grazie di cuore Giorgio & Massimo per il vostro amore verso la nostra lingua. MetaDidattica è un "erborista" appassionato: vi legge ogni giorno!

Una parola al giorno.it

Bardare (mer, 18 gen 2017)
bar-dà-re (io bàr-do) Significato: In riferimento al cavallo, munirlo di barda o di finimenti; al riflessivo, caricarsi di abiti vistosi o ingobranti Etimo: dall'arabo [bàrda'a] 'basto, barda'. La barda è un oggetto molto affascinante, ben presente nel nostro immaginario, il cui nome dà ancora frutti belli e scherzosi. Altro non è che l'armatura del cavallo. Ma questo termine giunge in italiano dall'arabo, dove significava una sella semplice, senza arcione - praticamente un basto. Ed è stupefacente come un termine tanto umile sia passato a descrivere un oggetto così complesso, così costoso e di così grande impatto visivo. Ora, non capita spesso di bardare un cavallo. E anche se intendiamo il 'bardare' come 'munire di finimenti', con un significato alleggerito rispetto a quello proprio, la frequenza d'azione non varia di molto - e quindi quella d'uso del verbo. Sennonché interviene un meccanismo di scherzo e d'ironia che ci porge il bardare come risorsa quotidiana. Il cavallo bardato è tanto vistoso quanto impacciato (ricordiamo che i cavalli da guerra, catafratti, dovevano sostenere un peso angosciante). Quindi, se io mi bardo, intendo dire che mi carico di abiti esageratamente adorni o ingombranti. Così l'amico un po' provincialotto si presenta a teatro bardato in una mise tanto opulenta da essere inappropriata; prima di uscire nella bufera mi bardo tutto a dovere - perché non esiste un cattivo tempo, ma solo un cattivo equipaggiamento; e quando mi bardo in un costume fenomenale so che sarò la stella del carnevale. Il passaggio dall'umile al bellico al giocoso è meraviglioso.
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