Aperitivi MetaDidattica

Martedì 4 luglio

Dalle 18.30 alle 20.00

Roma (maggiori info...)

Mercoledì 5 luglio

Dalle 18.30 alle 20.00

Bologna (maggiori info...)


Progetto EmozioniAMOci (intervista di Piercarlo Romeo alle maestre Margherita e Teresa)

In questa breve intervista condotta da Piercarlo Romeo, le maestre Margherita (quinta classe della primaria) e Teresa (seconda classe della primaria) descrivono il progetto EMOZIONIAMOCI.

A partire dall'esperienza formativa vissuta con MetaDidattica e FYM, le due maestre hanno coinvolto buona parte delle Colleghe in un progetto di didattica delle emozioni.

Lavorando su quattro delle emozioni primarie (RABBIA, PAURA, GIOIA e TRISTEZZA) hanno ottenuto risultati importanti con i Bambini, sia nella ricaduta didattica e della vita a Scuola, sia nel contesto famigliare (come riportato dai Genitori, entusiasti e partecipi).


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Aperitivi e presentaz. del libro sull'Equilibrio Emotivo (Roma e Bologna)

Martedì 4 luglio (ROMA) e mercoledì 5 luglio (BOLOGNA), Piercarlo Romeo condurrà due workshop esperienziali sulle emozioni e presenterà il suo nuovo libro Equilibrio Emotivo.

 

L'incontro durerà dalle 18.30 alle 20 e poi, dalle 20 alle 20.30 potremo goderci un aperitivo tutti insieme, scambiandoci idee e pareri su quanto emerso durante il workshop.

 

Per riservare il tuo posto all'incontro o per maggiori informazioni sulla sede di svolgimento, continua a leggere in basso.

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La parola di oggi (fonte: unaparolaalgiorno.it)

Grazie di cuore Giorgio & Massimo per il vostro amore verso la nostra lingua. MetaDidattica è un "erborista" appassionato: vi legge ogni giorno!

Una parola al giorno.it

Intelletto (lun, 10 apr 2017)
in-tel-lèt-to Significato: Facoltà di intendere concetti ed elaborare giudizi Etimo: dal latino [intellectus], propriamente participio passato del verbo [intelligere] 'comprendere, intendere'. L'intelletto è la facoltà alla base del fenomeno e della qualità dell'intelligenza. Il verbo latino intelligere nasce come composto di inter- e lègere (scegliere), e descrive quindi originariamente l'atto del 'trascegliere', dello scegliere con cura fra più persone o cose. L'intelletto è allora la facoltà che permette di cogliere i nervi e i tendini della realtà, di discernere in concetti le linee di forza delle cause e degli effetti, e quindi di formulare giudizi accorti, saggi, logici e aderenti al vero. Non stupisce che questa facoltà, per metonimia, arrivi a significare l'intera mente, e anche personaggi dotati di straordinario ingegno e ricchezza intellettuale (alla cerimonia vengono premiati i più grandi intelletti della città). Stupisce e meraviglia invece l'armonia speculare fra l'intelligenza con cui è costruita questa parola e il suo significato d'intelligenza. Va notato che 'intelletto', in un registro elevato, può essere usato anche propriamente come participio passato del verbo intelligere (sempre rimasto un latinismo), e quindi col significato di 'compreso, inteso'. Si invita a non perorare più perché abbiamo già intelletto quel che dovevamo, ci si dispiace che nessuno abbia intelletto quello che volevamo. _______________________________________ (Dante, Paradiso IV, vv. 121-126) Io veggio ben che già mai non si sazia nostro intelletto, se ’l ver non lo illustra di fuor dal qual nessun vero si spazia. Posasi in esso, come fera in lustra, tosto che giunto l’ha; e giugner puollo: se non, ciascun disio sarebbe frustra. Questo canto è tra i meno noti, perché di contenuto dottrinale. Tuttavia il genio di Dante riesce a dare concretezza anche ai processi più astratti del pensiero. Qui in particolare ci descrive la ricerca della verità: l’intelletto formula continue domande, una dopo l’altra, finché non raggiunge la verità ultima (oltre la quale «nessun vero si spazia»). Ossia la verità esistenziale, il senso stesso della vita. Infine l’intelletto si accoccola dentro «il vero», come un animale (fera) nella sua tana (lustra). Già questa raffigurazione è graziosa: sembra quasi di vedere il pensiero muoversi sinuoso e furtivo, come un animaletto. Inoltre la bramosità della «fiera» esprime bene l’ardore conoscitivo che muove l’uomo. Peraltro l’intelletto implica etimologicamente un “entrare dentro” le cose, quindi l’immagine della tana è assai appropriata. Non solo: Dante connota così la verità come dimora naturale della mente. Nella sua visione, infatti, l’intelletto è fatto proprio per cercare il senso delle cose, e soprattutto è in grado di trovarlo. In caso contrario il suo desiderio sarebbe «frustrato », e ciò per Dante è inammissibile. Oggi questa tranquilla sicurezza è venuta meno: il dubbio spesso appare non come un ausilio alla conoscenza, ma come un’inquietudine senza soluzione. Perciò, secondo Montale, le uniche certezze possibili sono in negativo: «ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.» Tuttavia il desiderio di verità non è diminuito, anzi si è fatto ancor più pressante. Così, nella poesia pascoliana, l’intelletto non ha più una «tana»: diventa simile al vento, che volta le pagine di un libro quasi fosse in cerca di un’impossibile risposta. Dunque il suo moto è sempre irrequieto, e forse vano; eppure in esso risiede la grandezza dell’uomo, come già diceva Dante cinquecento anni prima: Sempre. Io lo sento, tra le voci erranti, invisibile, là, come il pensiero, che sfoglia, avanti indietro, indietro avanti, sotto le stelle, il libro del mistero.
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