Gestire le SANZIONI in classe

In questo articolo cerco di rispondere ad una richiesta che mi viene avanzata frequentemente e che, personalmente, trovo piuttosto delicata e per nulla scontata.

Sto parlando del tema delle sanzioni disciplinari in classe: pane quotidiano per qualunque Insegnante, strumento tanto efficace quanto potenzialmente rischioso...

Quando si parla di sanzioni, le domande più frequenti che mi vengono rivolte riguardano le modalità con le quali comunicare le punizioni, il livello di rigore con le quali farle rispettare, la difficoltà nell'applicarle equamente con tutti (anche con gli Studenti con esigenze particolari)...

È bene specificare che per "punizioni" intendo anche quelle soltanto verbali: penalizzazioni e messaggi forti che inviamo ai ragazzi.

 

Il tema è spinoso e controverso; personalmente mi oriento al suo interno tenendo ben in considerazione dei punti fermi che, ho sperimentato, riescono a darmi risultati molto interessanti.

 

contestualizzare nel tempo (la sanzione di oggi non pregiudica quello che crederò di te domani) + aggiungere messaggio analogico nella spiegazione + aggiungere strumento di feedback visivo del comportamento + non solo VIA DA ma anche VERSO + richiamo all'articolo delle REGOLE IN CLASSE (contestualizzare dove si può fare...)

 

  • Mi assicuro che tutti abbiano compreso quali sono le condizioni che faranno attivare la sanzione.
  • Comunico chiaramente sia ciò che voglio che NON venga fatto (via da), sia quello che desidero da loro (verso).
  • Aggiungo un messaggio analogico alla spiegazione logica della punizione.
  • Aggiungo uno strumento di "feedback visivo" del comportamento che sarà soggetto alla punizione.
  • Contestualizzo nel tempo la punizione che comunico allo Studente o alla Classe intera.

Per spiegare al meglio i primi due punti, vi rimando all'articolo L'EVOLUZIONE delle REGOLE in classe. L'ho scritto qualche mese fa e contiene il mio punto di vista sull'importanza di comunicare con chiarezza le regole, specificando sia quello che non gradite all'interno della classe, sia ciò che invece volete che venga fatto.

 

Quando introduco una nuova regola, o quando la ribadisco agli Studenti per far sì che la ricordino insieme a me, cerco di affiancare alla spiegazione logica della regola, anche un messaggio analogico che permetta loro di percepirne il significato (in questo articolo trovi qualche spunto interessante sull'uso delle analogie nella didattica).

 

Abbiamo l'imbarazzo della scelta in campo analogico: possiamo scegliere di raccontare una metafora (storia con personaggi fantastici o inventati), un aneddotto (un racconto che ci riguarda o che riguarda qualcuno di conosciuto), un'analogia (quando paragoniamo un certo concetto logico a qualcosa che riesce a spiegarne gli aspetti salienti; solitamente le analogie vengono introdotte da un "...è come quando..."), un esempio pratico.

 

Per esempio, con la classe di ragazzi che seguo, ho scelto di raccontare un mio personale aneddoto che risale ai tempi del mio liceo quando, frequentando una Scuola Militare, il comportamento del singolo aveva ripercussioni (positive e negative) su tutto il gruppo.

Ho usato questo aneddoto per trasmettere il concetto di responsabilità e spirito di gruppo... se avessi parlato in modo logico del loro caso specifico come classe, avrei probabilmente fatto confondere il mio contributo con la miriade di ramanzine già ricevute da quella classe e, probabilmente, avrei anche innescato una serie di resistenze non indifferente.

 

Se riesci a dotare la tua classe di uno strumento di "feedback visivo" relativo al comportamento che hai intenzione di gestire, aiuterai i tuoi Studenti a tenere monitorato il loro andamento disciplinare.

Un esempio specifico: con la mia classe ho fatto un patto relativo alla pausa che è prevista nel mezzo delle tre ore che trascorro solitamente con loro. Più piacevole e sereno è il clima che tutti noi respiriamo in classe durante la lezione, maggiore sarà la durata della pausa... viceversa, la pausa diminuirà in relazione a quanto dovesse capitargli di distrarsi. Come avrai di certo notato, non ho detto loro che la pausa sarà più lunga se sgobberanno sui banchi o se eviteranno di far confusione, ma se il clima sarà per tutti piacevole e sereno...

Per fare in modo che i ragazzi abbiano il loro termometro comportamentale, ogni tanto (nell'oretta e mezza prima della pausa circa due o tre volte) indico con le mia mani un intervallo immaginario di tempo che piano piano si allunga (la maggior parte delle volte) o che si accorcia (ogni tanto capita!)... ovviamente quantifico anche a voce la durata della pausa fino a quel momento.

 

Un altro aspetto che ritengo importante quando trattiamo il tema delle punizioni, riguarda la possibilità che abbiamo di contestualizzare nel tempo gli effetti della punizione.

Con questo intendo dire che tranquillizzo gli Studenti riguardo gli effetti della punizione: il fatto che oggi uno di loro (o la classe intera) siano stati responsabili dei loro comportamenti e con questo si siano meritati una punizione, non pregiudica l'idea che ho di loro. Domani si azzera nuovamente il conto e ripartiamo tutti allo stesso livello: ogni giorno ciascuno di noi ha la possibilità di costruire il proprio "destino scolastico", senza pregiudizi, rivendicazioni o favoritismi.

 

Concludo questo articolo spostando la nostra attenzione su un elemento essenziale e preliminare rispetto a tutto quello che ho scritto finora: l'INTENZIONE che mettiamo alla base delle regole/punzioni in classe.

 

Da un lato potremmo (anche involontariamente) far scadere il significato della punizione come solo sanzionatoria: questa serve a "far pagare" allo Studente (ma vale lo stesso anche con i figli) il suo comportamento poco corretto.

 

Al contrario potremmo (e personalmente credo dovremmo) scegliere di lavorare sulla responsabilità di ciascuno (anche la nostra!) e sul clima che si respirerà in aula.

Stabilisci un accordo con i tuoi Studenti, secondo il quale da parte tua c'è l'intenzione di permettere loro di "accorgersi" di quello che sta accadendo... ad esempio per me l'uso autogestito della pausa rappresenta un'occasione unica di mettermi a disposizione dei ragazzi e della loro serenità (ragazzi, vi va se quando mi accorgo che stiamo un po' perdendo la bussola, ve lo faccio presente?).

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Commenti: 4
  • #1

    carla (sabato, 12 ottobre 2013 15:52)

    Molto interessante come viene trattato l'argomento.

  • #2

    giovanna tulli (domenica, 13 ottobre 2013 16:54)

    grazie sono sempre utili e interessanti gli argomenti trattati

  • #3

    alessandra (domenica, 13 ottobre 2013 18:21)

    Grazie è molto interessante proverò ad metterlo in atto certamente

  • #4

    Maria Antonietta V. (domenica, 13 ottobre 2013 18:36)

    Interessante strategia ma con i piccoli è più complicato.