Dopo aver letto il commento, postato dalla Collega Mirka Maggio sulla pagina facebook degli Sperimentatori MetaDidattica, ho voluto scrivere questo articolo per sottolineare il potenziale didattico di questa semplice strategia.

Già altre volte abbiamo discusso dell’importanza delle analogie nella didattica: utilizzare un linguaggio evocativo permette senz’altro di aumentare il coinvolgimento ed il livello di comprensione degli Studenti.

In questo caso c’è di più: grazie a Mirka (Insegnante di Scuola Secondaria di Primo Grado e Vicepreside in un Istituto Comprensivo vicino Verona) per avercelo ricordato! Leggi sotto…

In tema di linguaggio analogico nella didattica, finora avevamo posto l’accento prevalentemente su analogie, esempi, racconti, metafore, ecc. che l’Insegnante può utilizzare in classe per migliorare la sua azione didattica.

Nel caso dell’attività descritta dalla Collega, ci troviamo di fronte a qualcosa di differente: il Docente stimola i propri Studenti a trovare analogie che possano spiegare meglio l’argomento oggetto della lezione.

In effetti da questa semplice, ma per nulla banale strategia, possiamo trarre diversi spunti di riflessione. Eccoli di seguito:

  • Principio di simpatia – Chiedendo ai ragazzi di cercare analogie che possano far comprendere meglio l’argomento ai propri compagni di classe, stiamo innescando, tramite questa forma di cooperazione, il principio di simpatia. Quest’ultimo, secondo Cialdini, fa parte dei sei princìpi della persuasione. In poche parole, fare qualcosa insieme (o l’uno per l’altra) produrrà quasi inevitabilmente contatto e coesione. Un vero e proprio regalo che stiamo facendo alla nostra classe.
  • Rinforzo positivo (di qualità) – Coinvolgere chi ha già afferrato un concetto e chiedergli di condividere con i propri compagni di classe ciò che ha compreso, è un ottimo modo per valorizzare questo buon risultato. In questo caso sono fondamentali due aspetti: il primo riguarda la specificità del feedback positivo ricevuto dallo Studente (abbiamo già discusso l’importanza di questo aspetto dei feedback). Inoltre, passare attraverso un’analogia (più evocativa di una “spiegazione tradizionale”) consente, a chi non aveva ancora afferrato il concetto, di non sentirsi penalizzato o in difetto di fronte a chi si trova qualche passo più avanti.
  • Principio di impegno e coerenza – Sempre per Cialdini, grazie alla partecipazione di chi contribuisce con la propria analogia, possiamo contare su un maggior coinvolgimento di chi ha proposto la sua “spiegazione”. Una volta esposti, ci si sentirà maggiormente parte della lezione.

Se, come diceva Nietzsche, “È semplice rendere complicate le cose, ma è difficile renderle semplici”, credo che non sia necessario andare oltre nelle spiegazioni… quello che conta è sperimentare questa proposta e valutarne gli effetti: buona pratica!

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