Verbale, paraverbale e non verbale

Parlare dei tre livelli di comunicazione (leggasi Verbale, Paraverbale e Non Verbale) è, ad oggi, un compito arduo: la difficoltà non sta tanto nel trasmettere chiaramente il significato di questo modo di intendere la comunicazione, quanto nell'evitare di farlo in modo inflazionato e banale.

Credo che in qualsiasi corso di comunicazione si tratti questo argomento, ritenuto da molti al centro dell'efficacia comunicativa.

 

Dal mio punto di vista ritengo importante conoscerne semplicemente l'esistenza, in modo da poter sviluppare le proprie capacità anche sulla base di questa divisione triadica.


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Partiamo quindi dal primo dei tre livelli, quello che descrive la componente verbale della comunicazione. Questa indica ciò che si dice (o che si scrive, nel caso di una comunicazione scritta): la scelta delle parole, la costruzione logica delle frasi e l'uso di alcuni termini piuttosto che di altri individua questo livello.

 

Il secondo aspetto sul quale poniamo la nostra attenzione è quello paraverbale, cioè il modo in cui qualcosa viene detto. Ci si rieferisce al tono, alla velocità, al timbro, al volume, ecc. della voce.

Nella scrittura possiamo pensare all'uso della punteggiatura, capace di infondere un certo ritmo a quello che si legge.

 

Il terzo aspetto riguarda il non verbale: tutto quello che si trasmette attraverso la propria postura, i propri movimenti, ma anche attraverso la posizione occupata nello spazio (quale zona di un ambiente si occupa, quale distanza dall'interlocutore, ecc.) e gli aspetti estetici (il modo di vestire o di prendersi cura della propria persona).

Nella comunicazione scritta ovviamente questo fattore viene meno, in quanto non viene trasmessa la "fisicità", in senso ampio, dello scrittore. Potremmo però ricondurre altri fattori alla componente non verbale della scrittura: il supporto che ospita il brano scritto, se il brano è scritto a mano o al computer, la calligrafia o il font utilizzati, ecc.

 

Per conoscere un ottimo modo di approfondire l'argomento e divenire capace di comprendere la Comunicazione Non Verbale (propria e dei nostri interlocutori), visita la pagina del Corso di CNV che tengo personalmente insieme al mio collega Piercarlo Romeo.

 

In che modo conoscere questo concetto può essere utile?

 

Innanzitutto, divenire consapevoli delle diverse sfaccettature che compongono la nostra comunicazione ci consente di rendere quest'ultima eterogenea, poliedrica e, quindi, più facilmente adattabile alle diverse preferenze che i nostri interlocutori potranno presentare.

Una delle peculiarità ricorrenti nei comunicatori efficaci sta proprio nella loro capacità di variare la propria comunicazione a seconda dell'interlocutore che si trovano di fronte.

E' chiaro quindi che avere a disposizione un numero maggiore di elementi da poter variare, rappresenta senz'altro un vantaggio.

 

Ci sono altri motivi per cui è importante capire che la comunicazione non è fatta solo di parole, ma anche di intonazione, pause, movimenti, postura e mimica?

 

Come abbiamo già sottolineato nel post relativo alla congruenza del messaggio che inviamo, uno dei modi più rapidi di incrementare la nostra efficacia comunicativa consiste nell'allineare i livelli verbale, non verbale e paraverbale. Questo significa accordare la propria fisicità (intesa in senso ampio: movimenti, postura, espressioni del volto, ecc.) al contenuto del nostro messaggio; la stessa cosa vale per gli elementi paraverbali (timbro, tono, velocità, pause, volume, ecc.).

In fondo anche il buon senso ci permette di capire che, volendo parlare di un argomento che susciti interesse (per esempio una lezione di storia), sarebbe impossibile (o quasi) riuscire a sortire l'effetto desiderato curando soltanto l'aspetto verbale, scegliendo cioè le migliori parole possibili. E' fondamentale imparare a giocare con la propria voce, sottolineando ed evidenziando grazie alle variazioni di tono, alle pause e alla velocità del proprio eloquio (paraverbale). Inoltre, per il nostro insegnante, sarà importante utilizzare anche il proprio corpo per trasmettere tutto l'interesse che ha voglia di suscitare nella propria classe (non verbale).

 

Tutti noi ricordiamo almeno un insegnante che, pur avendo un eloquio forbito, ricco di termini e corretto nella sua costruzione, mancava di quell'appeal tale da coinvolgere chi sedeva dietro i banchi.

 

In effetti è un vero peccato: aver tanto da dire, possedere "informazioni" di qualità e non riuscire a farle "arrivare"...

 

E' proprio questo che lamentano la maggior parte dei ragazzi. Lo stesso viene inoltre lamentato dagli insegnanti che cominciano a prendere consapevolezza di queste dinamiche. Diventa essenziale quindi espandere le proprie possibilità: io la chiamo estensione comunicativa. Va esercitata, dal momento in cui spesso la teniamo ben al di sotto delle nostre potenzialità.

 

Come mai non sfruttiamo il nostro potenziale nella comunicazione?

 

Da un lato per mancanza di abitudine. Dall'altra interviene anche un fattore emozionale; per capire cosa intendo basta rispondere a questa domanda: riusciresti, solo per esercizio, a parlare con i tuoi alunni (se tu che leggi sei un insegnante) o con il tuo partner nello stesso identico modo in cui parleresti con un bambino di 3 anni?

Ho fatto solo un esempio, che forse sembra non avere un granché di risvolto pratico ("a che serve parlare in mammese con la mia classe o con mio marito/mia moglie?!"), ma in realtà spesso ci blocchiamo a per imbarazzo o pudore (decisamente sovrastimati).

 

Aggiungo ancora un aspetto interessante relativo ai tre livelli della comunicazione dai quali è partita la nostra chiacchierata: quando una persona ci sta comunicando qualcosa, possiamo ricevere molte informazioni in più rispetto a quanto viene semplicemente detto. Spesso lo facciamo già in modo automatico, ma essere consapevoli che possiamo tenere in considerazione anche gli aspetti paraverbali e non verbali ci apre un campo di indagine sconfinato da cominciare a percorrere.

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Commenti: 6
  • #1

    Giulia (venerdì, 22 novembre 2013 16:39)

    molto interessante!

  • #2

    gianpi (mercoledì, 09 dicembre 2015 15:43)

    ache per me lo è

  • #3

    gianpi (mercoledì, 09 dicembre 2015 16:08)

    inoltre è interessante perchè aiuta a capirsi

  • #4

    Alberto De Panfilis (mercoledì, 09 dicembre 2015 17:37)

    Grazie mille, Gianpi!

  • #5

    gay (mercoledì, 06 dicembre 2017 14:36)

    haahahha

  • #6

    gay (mercoledì, 06 dicembre 2017 14:36)

    fate schifo