Hai presente quel momento in cui senti che la classe ti sta “sfuggendo dalle mani”?
Gli studenti che parlano tra loro, la voce che sale di tono, la tensione che cresce dentro di te come una miccia accesa.
Cerchi di respirare, di mantenere la calma, di non dire qualcosa che potresti pentirti di aver detto.

Ecco, quello è il fuoco.
Non un incendio reale, ma quel bruciare invisibile che ogni insegnante conosce bene: , il senso di impotenza, la fatica di tenere tutto sotto controllo.

E allora, cosa facciamo?
Tiriamo fuori gli estintori.

I tre estintori che usiamo più spesso (e che funzionano solo per poco)

Nel mondo della formazione e del benessere personale, conosciamo bene tre strumenti molto efficaci per “abbassare le fiamme” nei momenti di tensione. Sono utili, ma non risolutivi.

1. Respirazione diaframmatica

È una delle tecniche più immediate per calmarsi: inspira profondamente, senti l’addome che si espande, espira lentamente.
In pochi secondi, il corpo si rilassa e il cervello si ossigena. Ti senti più centrato, meno in balia dell’emozione.
Funziona, ma l’effetto dura poco se il contesto resta lo stesso.

2. Autorivelazione

A volte basta dire come ci si sente per alleggerire la pressione: “Ragazzi, oggi sono un po’ stanco, vi chiedo di collaborare”.
L’autorivelazione funziona perché crea empatia e umanizza il ruolo dell’insegnante.
Ma se non accompagni questa trasparenza con un metodo di gestione, rischia di diventare solo uno sfogo temporaneo.

3. Visualizzazione e rilassamento

Chiudere gli occhi, immaginare un luogo sereno, concentrarsi sul respiro.
È un modo per ricaricarsi, rigenerare la mente, e gestire lo stress prima di una lezione impegnativa o di un consiglio di classe difficile.
Ma anche qui, l’effetto è momentaneo: il “fuoco” si spegne, ma non si risolve la causa che lo accende.

Gli estintori sono utili… ma non bastano

Queste tecniche sono strumenti preziosi — come estintori, appunto.
Ti aiutano a contenere il fuoco, a respirare, a non bruciare con ciò che accade.
Ma se il fuoco torna ogni settimana, il problema non è la mancanza di estintori:
è che nessuno ha ancora capito da dove arriva la scintilla.

Ciò di cui hai davvero bisogno non è imparare nuove tecniche di calmamento,
ma un protocollo di problem solving, da usare per affrontare — e prevenire — la complessità.

Un metodo concreto, che ti aiuti a guardare i problemi in modo strategico, insieme ai tuoi colleghi e ai tuoi studenti.

Ti faccio un esempio

Immagina questa scena.
Una docente di scuola media entra in classe e, come ogni mattina, trova un gruppo di studenti rumorosi, disattenti, per nulla interessati alla lezione.
Ogni tentativo di richiamarli con fermezza o con ironia sembra inutile. Alla fine della giornata, la sensazione è sempre la stessa: “Ho solo cercato di sopravvivere.”

Allora prende fiato, si calma, magari pratica un po’ di respirazione diaframmatica.
Funziona per un po’. Ma il giorno dopo, il copione si ripete.

Un Insegnante Strategico, invece, si ferma.
Non per rinunciare, ma per osservare come funziona il problema.

 

Si chiede: Quando la classe è più difficile? Cosa succede prima? Con chi accade di più?
Inizia a raccogliere informazioni per capire come si struttura la difficoltà, senza giudicarsi.

Scopre che tende a parlare più forte quando gli studenti non lo ascoltano, a fare appelli al senso di responsabilità, o a lamentarsi a fine ora.

Con la tecnica del “Come Peggiorare”, si chiede: Cosa potrei fare per rendere la situazione ancora peggiore?
La risposta — ironicamente — coincide con ciò che fa già. E questa consapevolezza è illuminante.

Ricorda che, qualche volta, la classe è tranquilla: ad esempio quando inizia la lezione con un’attività breve e concreta.
Lì scopre un indizio su cosa può funzionare.

Come sarebbe la lezione ideale? Quale comportamento vorrebbe vedere nei ragazzi?
Visualizzare la meta serve per dare una direzione chiara e realistica all’intervento.

Decide che l’obiettivo non è “avere una classe perfetta”, ma “ottenere dieci minuti di attenzione stabile all’inizio della lezione”.
Piccolo, misurabile, realistico.

Sceglie di cambiare il suo modo di entrare in classe: accoglienza più calma, consegna immediata di un compito pratico, e solo dopo la spiegazione.
Coinvolge i ragazzi in una mini sfida: “Vediamo se riusciamo a lavorare per dieci minuti senza interruzioni”.

Mette in pratica il piano e osserva cosa succede.
Non tutto funziona subito, ma qualcosa sì. E questo “qualcosa” diventa il seme del cambiamento.

Ecco cosa fa la differenza

La differenza non la fa il numero di estintori che hai, ma la qualità del tuo metodo.
Spegnere gli incendi è utile; ma prevenire gli incendi è strategico.

Quando impari a leggere i problemi con metodo, a individuare le tentate soluzioni disfunzionali e a progettare azioni efficaci, diventi un insegnante più sereno, più lucido e più libero.

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Non puoi evitare che nella scuola nascano fuochi.
Ma puoi imparare a gestirli in modo da non bruciare tu — e da non farli scoppiare più.

A presto,
Alberto De Panfilis

 

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