Nel suo libro Getting Through to People (Englewood Cliffs, N.J., Prentice-Hall, 1963, p. 31), il dottor Gerald S. Nirenberg commenta: “Nella conversazione, l’accordo si raggiunge immediatamente se mostrate di considerare le idee e i sentimenti dell’altro altrettanto importanti dei vostri. Cominciate a parlare danda all’altro la possibilità di guidare il dialogo nella direzione voluta, e date più importanza a quello che sentite anziché a quello che dite, e accettando il punto di vista dell’interlocutore indurrete l’altro a mostrarsi altrettanto aperto quando si troverà ad ascoltare le vostre opinioni.”

Nei momenti liberi mi è sempre piaciuto passeggiare a cavallo in un arco vicino a casa. Come i druidi della Gallia antica, io venere soprattutto le queerce, e per me era un doloro vedere una stagione dopo l’altra le giovani piante distrutte da incendi dolosi. Gli incendi non erano causati da fumatori distratti, ma da giovani teppisti che si divertivano a venire nel parco a cuocersi salsicce e uova all’ombra dei poveri alberi tanto per giocare ai selvaggi. A volte gli incendi incautamente appiccati crescevano fino a richiedere l’intervento dei vigili del fuoco.

Dappertutto nel parco c’erano cartelli ben visibile che ammonivano che chiunque fosse stato pescato ad accendere fuochi sarebbe stato passibile di ammenda e di prigione, ma nessuno ci faceva molto caso. Anche la presenza di un poliziotto a cavallo che forse non prendeva troppo sul serio il suo compito non intimidiva i piromani in erba. Così gli incendi continuavano a divampare e gli alberi a morire bruciati. Una volta corsi da un poliziotto di passaggio e gli dissi che in una zona del parco stava divampando un incendio furioso. Gli dissi di chiamare subito i vigili del fuoco e lui, indifferente, mi rispose che non era compito suo perché quella zona era fuori dalla sua giurisdizione. Ero disperato, così mi autonominai protettore del parco. Agli inizi temo proprio di avr tenuto in bassissima considerazione il punto di vista altrui: quando intravedevo un fuoco tra gli alberi, ero così amareggiato e così certo di essere nel giusto che mi comportavo nel modo più sbagliato. Mi scagliavo sui ragazzi, li minacciavo di farli finire in galera se non spegnevano il fuoco, ordinavo con tono autoritario di provvedere immediatamente; se facevano resistenza, urlavo che li avrei fatti sbattere in prigione. Cioè davo voce ai miei sentimenti senza preoccuparmi dei loro.

Il risultato? Be’, sì, obbedivano – offesi e di malavoglia. Ma appena mi allontanavo, con ogni probabilità riaccendevano il loro falò e rischiavano di mandare a fuoco tutto il parco.

Col passare degli anni diventai un conoscitore un po’ più profondo della gente, acquisii un po’ più di tatto e una tendenza una tantino più più spiccata a vedere le cose dal punto di vista altrui. Così, se mi capitava di vedere fuocherelli accesi, arrivavo sul posto ed esordivo: “Come va, ragazzi? Vi state divertendo? Che si mangia di buono? Anche a me piaceva accendere fuochi quand’ero giovane, e edevo dire che mi piace ancora. Solo che ho capito che è pericolo per il parco. Lo so che voi ci state attenti, ma altri non sono così diligenti. Se arrivano e vedono che voi avere acceso questo falò, vi imitano e magari va a finire che scoppia un incendio e finiscono inceneriti un sacco di alberi. Se non ci stiamo attenti, finisce che non ne resta una, di pianta. Ma non voglio fare il guastafeste. Divertitevi, ma state attenti ai rami secchi, e ricordatevi di spegnerlo molto bene prima di andarvene, con un mucchio di terra. E la prossima volta che vi volete divertire un po’, vedete di accendere il vostro falò in cima alla collina, dove non ci sono alberi. Be’, grazie ragazzi. E divertitevi!”

C’era una bella differenza, con un approccio del genere! I ragazzi collaboravano subito. Nessun mugugno, nessun risentimento. Nessuno li stava costringendo a obbedire a un ordine. Così avevano salvato la faccia. Si sentivano più a loro agio, e anch’io, perché ero riuscito a cavarmela in una situazione difficile considerando le cose dal punto di vista altrui.

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  1. Emilia 18 Marzo 2012 at 18:28 - Reply

    Nella seconda situazione la comunicazione ha funzionato perchè i ragazzi hanno ricevuto fiducia,anzi dovevano essere d’esempio per gli altri ed è stata fornita loro l’alternativa cioè accendere il fuoco in collina.L’interlocutore non li stava giudicando.

  2. Alberto 18 Marzo 2012 at 19:00 - Reply

    In effetti la dinamica mi ricorda molto la differenza che c’è tra feedback chiusi e feedback aperti… Nei primi, specifici, il nostro disappunto si riferisce al comportamento. Nei secondi, generici e giudicanti, si riferisce invece alla persona.

    Quando vogliamo fornire un feedback negativo, è importante che questo sia ben specifico e riferito ai comportamenti… Inoltre è fondamentale fornire un’alternativa conportamentale praticabile!

  3. emilia 4 Giugno 2012 at 16:57 - Reply

    Giusto!

  4. Maria Ausilia Chiaramonte 1 Ottobre 2012 at 20:05 - Reply

    Ciao, durante la mia carriera di insegnante di sostegno mi sono trovata più volte in contesti classe o con alunni diversamente abili verso cui era indispensabile trovare una strategia che non fosse il richiamo o l’alterazione della mia voce per avere più attenzione. Dopo svariati tentativi e senza conoscerne gli studi ho escogitato ed utilizzato il “ricalco” come ennesima strategia, che oltre a migliorare me stessa come persona e docente, ha ottenuto riscontri molto positivi con gli alunni,con i colleghi ed anche con il dirigente scolastico

  5. Alberto 2 Ottobre 2012 at 10:57 - Reply

    Ciao Maria Ausilia… mi fa piacere leggere che spontaneamente tu abbia messo in pratica alcune delle strategie che condivido con gli insegnanti!

    Posso chiederti nello specifico cosa hai trovato più utile ricalcare, secondo la tua esperienza? Hai riscontrato differenze di efficacia tra quello che risultava utile ricalcare con gli Studenti e quello che invece sembrava funzionare meglio con il Dirigente o con i Docenti, per esempio?

    Grazie in anticipo! ^_^