Tutti fanno a gara a chi scrive di più, tranne Emmanuel, alla mia destra, vicino alla finestra, a tre o quattro file dalla cattedra. Naso per aria, foglio bianco, Emmanuel. I nostri sguardi si incrociano. Il mio si fa esplicito: allora, che storia è questa? Compito in bianco? Ti ci vuoi mettere sì o no? Emmanuel mi fa cenno di avvicinarmi. L’ho avuto due anni prima come allievo. Sveglio, furbo, lavativo, fantasioso, simpatico e determinato. E, al momento, foglio spudoratamente bianco. Accetto di avvicinarmi, giusto per dargli una mossa, ma interrompe subito il mio tentativo di ramanzina buttando lì con un sospiro perentorio:

“Che rottura di palle, prof!”

Cosa bisogna fare di un allievo del genere? Sopprimerlo all’istante? Nell’attesa, e benché non sia il momento, chiedo: “E si può sapere cosa ti interessa?”.

“Questo.”

Risponde lui restituendomi l’orologio saponetta che mi ha fregato senza che me ne accorgessi.

“E questo” aggiune restituendomi la mia penna.

“Borseggiatore? Vuoi diventare borseggiatore?”

“Prestigiatore, prof.”

Prestigiatore diventò, vi assicuro, e pure famoso, senza che io avessi alcun merito.

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