Vi propongo una riflessione sull’ importanza della lettura condivisa con ma dal prof. Mario… Non mi resta che augurarvi… BUONA LETTURA!

Premessa:

Quando aprì la prima libreria Feltrinelli a Pescara, per la presentazione alla stampa intervenne la proprietaria/manager, Inge Feltrinelli, che per una sua frase “…la scuola sembra piuttosto insegnare a odiare i libri…” suscitò un vespaio di polemiche: nei giorni successivi, nella rubrica lettere al giornale de “Il centro”, arrivarono innumerevoli lettere di docenti della disciplina, perlopiù liceali, accomunati dal tono e dalla tesi: <<far odiare i libri? ma se non faccio che ripetere “leggete”, assegno sempre libri da leggere!...>>, e cos’ via. Eppure credo che fossero non pochi, anche nella scuola, a pensare la Inge avesse sostanzialmente ragione e a non vedervi motivo di scandalo. Soprattutto credo l’abbiano pensato i grandi lettori abituali. Infatti credo che senza la scuola, probabilmente ci sarebbero più lettori, non foss’altro che per curiosità!

In quel periodo io ero Bibliotecario dell’ITIs e osservavo alcuni fenomeni poco edificanti:

  • i docenti che portavano alunni in biblioteca a prendere libri erano largamente aldisotto delle dita di una mano;        
  • era più facile, nella scuola stessa, vedere un ingegnere con un giornale che un docente di lettere;
  • le uniche “persone” che vedevo leggere libri a scuola erano i bidelli, occasionalmente qualche ingegnere (o docente tecnico): evidentemente i docenti di lettere, tranne eccezioni, cm sempre, si ritenevano già “colti a sufficienza”!


1) del gusto di leggere…

 se un ragazzo prende gusto alla lettura, non ha bisogno più di stimoli esterni, ma all’inizio va guidato/monitorato con attenzione individualizzata e un docente di cultura vasta e varia è insostituibile in quell’opera: ma non lo sono tutti i docenti e, in mancanza di alternative, meglio sarebbe ricorrere a persone di cultura e adeguata competenza esterna: chi non ha passione interiore per la lettura (e non solo x la lettura) non può trasmetterla, quand’anche volesse farlo con tutte le sue forze;  In proposito è estremamente indicativa l’esperienza fatta alla media Rossetti di vasto, dove il bibliotecario dell’università di campobasso è riuscito ad affascinare, e a intrattenere varie classi,  senza problemi di disciplina e per diverse settimane, sulle tematiche dei libri!     


2) dell’utilità di leggere…

   –LEGGERE MOLTO È PiÙ IMPORTANTE DELLO STUDIO DELLA GRAMMATICA…!

La grammatica è utile per le persone colte, per lo scrittore e il professionista, ma può risultare perfino controproducente se applicata in un contesto diverso da lettori abituali di consolidata abitudine. Invece trattare di grammatica con lettori abituali, può risultare gratificante e non comportare sforzi significativi per i discenti. in conclusione, Non dovrebbe mai essere avviato un corso di grammatica senza un contestuale programma di lettura intensiva!

LEGGERE è IMPORTANTE (e insostituibile) PER…

  • arricchire il lessico
  • acquisire velocità (di lettura). Arricchendo il lessico, e rinunciando al dizionario, si legge più velocemente, si finisce prima la lettura, si può leggere di più e… si capisce di più…! 
  • superare la fatica di leggere

Cos’è la fatica di leggere? in cosa consiste? Alle scuole secondarie di secondo grado, massimamente nelle scuole tecniche, arrivano ormai in massa studenti con trascorsi scolastici da profitto “sufficiente” sia alle elementari che alle medie. Inutile commentare la loro evidente povertà di linguaggio ed espressione.  La “ruggine” come la definisce la prof. Paola Mastrocola nel suo “togliamo il disturbo” (e Lei opera e si riferisce al biennio di un liceo scientifico, e in una città del Nord laboriosa come Torino… mica a un istituto Tecnico del centro-sud…!). Ebbene, come pensate che possa “studiare” un alunno simile, che peraltro sistematicamente ha sempre eluso anche i compiti e gli esercizi pomeridiani a casa? Cosa pensate che sia la fatica di leggere un capitolo, supponiamo di storia per riferirci ad una materia di studio di “lungo corso” con linguaggio tutto sommato comune? 

Cosa comprende un ragazzo che nel suo lessico sono sconosciute mediamente il 10-20% delle parole nel paragrafo e legge magari ancora sillabicamente? che soddisfazione potrebbe mai ricavarne? aggiungeteci ora la terminologia tecnica di un libro di fisica-chimica-informatica, e pensate: quale sarà la fatica dello studio di un alunno che non conosce il 30% circa di ciò che deve leggere e apprendere? e se non è abituato a studiare e fare i compiti a casa, ossia “non abbia già acquisito la postura” per dirla con Antonio Gramsci, come potrebbe resistere al richiamo dei compagni via sms/facebook, etc?

La rassegnazione fatalistica  in quel ragazzo, magari accompagnata ad atteggiamenti da bullo uniti ad aggressività, irrequietezza, insicurezza, sfiducia e scarsa autostima in sé stesso, sarebbe o no la strada che più verosimilmente tenterebbe di percorrere con maggior convinzione?

Ora aggiungiamoci che alle scuole superiori non c’è più un insegnante prevalente che possa dettare autorevolmente le regole, poiché difficilmente qualche docente arriva a 5 ore su 32; prendete i metodi/convinzioni/esperienze/visioni contrapposte di quei docenti e pensate a come si possa evitare il disastro..! [e, collateralmente: cosa pensare dello sperpero indecente dei fondi contro la dispersione scolastica, assegnati annualmente sulla base di relazioni personali dei proponenti con le istituzioni e sistematicamente senza una verifica efficace dei risultati, per non parlare della tempistica sistematicamente sbagliata… con docenti (precari o meno) motivati solo dalla opportunità di incassare dei soldi extra; quale messaggio empatico viene trasmesso agli alunni coinvolti..?] . La conseguenza più comune è la rassegnazione fatalistica e la resa dei docenti,  condensantesi nel “patto”, come definito dalla Mastrocola [ibid.]; quando si ignora un problema fin dalla genesi, finisce con il presentarsi come nell’ordine naturale dell’evoluzione della situazione…


con buona pace di Alberto, che ci ricorda che tutto ciò che noi possiamo cambiare è solo ciò che dipende da noi ed è in noi stessi [come la psicanalisi clinica!]… 

[tranquillo Alberto, non è che non abbia capito il tuo messaggio..! 

 La mia presenza sempre interessata ai tuoi corsi credo che significhi qualcosa: 

che nel mio piccolo, non mi sono ancora arreso, neanche dopo 30 anni di sostanziali fallimenti e conseguenti frustrazioni…!]


Grazie ancora Mario per la condivisione: non ci resta che attendere le riflessioni dei colleghi o di chiunque abbia voglia di dire la sua sul tema della lettura e, nello specifico, sul tema della lettura nella scuola.

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