Tu sei preda o predatore? Se vuoi comunicare meglio non puoi non leggere!

Qualche giorno fa ho avuto la possibilità di sperimentarmi in una situazione per me completamente nuova: la creazione di una relazione di fiducia e leadership con il cavallo.

 

Una delle scoperte più significative che ho fatto riguarda un aspetto delle relazioni che non avevo mai preso in considerazione: le difficoltà che preda e predatore incontrano nell'interagire. Da un lato sembra scontato che la pulsione del predatore di mettere le sue grinfie sulla preda sia l'unico ostacolo alla loro interazione, ma non si tratta solo di questo. Un altro aspetto che rende incompatibili (e a volte rischiosi) gli scambi tra questi due interlocutori "speciali" è una differenza basilare nella loro logica di pensiero: lineare da una parte, laterale dall'altra.

Nel primo caso ci troviamo di fronte ad un approccio tipico del predatore: "Se ho bisogno di raggiungere un obiettivo, tirerò dritto verso di esso". Nel caso della preda, invece, l'approccio laterale segue questa logica: "Se ho bisogno di qualcosa dovrò prima assicurarmi che tutto sia sicuro e, solo dopo, potrò raggiungere il mio obiettivo". Questo secondo modo di procedere è causato da un bisogno di sicurezza, prioritario rispetto qualsiasi altra esigenza.

 

Nelle interazioni umane, può esserci molto utile ricordare la differenza appena descritta, soprattutto quando il nostro interlocutore è molto sensibile al bisogno di sicurezza (tipico della preda): un bambino che si sperimenta per la prima volta in un nuovo compito, la classe preoccupata per un'interrogazione imminente, un genitore allarmato dalla situazione problematica vissuta dal figlio...

In tutti queste situazioni, essendo nel ruolo della guida, potremmo tendere ad un approccio da predatore: ti dico direttamente quello che dovresti fare, ti guido in maniera diretta verso la soluzione, ti do un consiglio.....

 

Il metodo che ho conosciuto durante l'esperienza formativa (Pat Parelli), punta a sviluppare l'abilità del cavaliere (predatore) a entrare in sintonia con il cavallo (preda).

 

Esistono 3 elementi sui quali è fondamentale lavorare (le tre L della relazione):

  1. Language (linguaggio): risulta cruciale utilizzare un codice comprensibile al nostro interlocutore;
  2. Love (amore/relazione): senza aver instaurato un rapporto di fiducia non sarà possibile muovere alcun passo;
  3. Leadership (guida autorevole): è importante che l'altro senta di potersi affidare a noi.

La dinamica predatore-preda rischia di emergere anche quando noi, che siamo "in guida", subiamo stress o pressioni e abbiamo urgenza di arrivare al punto: l'illusione è che "spingendo sull'acceleratore" e avendo un approccio diretto riusciremo ad ottenere maggiori risultati.

 

Persino in ambito militare (in cui la gestione della crisi e delle urgenze può risultare cruciale) da molti anni ormai è stato abbandonato il modello di una leadership autoritaria (predatore diretto) in favore di una leadership autorevole (approccio laterale): qualsiasi ordine nella catena di comando viene impartito sotto forma di richiesta, non attraverso imperativi. Questi ultimi vengono utilizzati solo in situazioni di emergenza. Questo approccio, oltre ad alleggerire lo stress, consente di capire immediatamente quando si è in una situazione critica.

 

Ricordiamo quindi che, come dice Pat Parelli, noi guide dovremmo imparare ad essere meno predatori per aiutare i nostri interlocutori in difficoltà a sentirsi meno prede.

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