di Dafne Rubini

Negli ultimi mesi mi è capitato spesso di lavorare accanto ad Alberto, immersi fino al collo in progettazioni, bozze, riunioni lampo e idee che arrivavano tutte insieme.
Stavamo cercando di capire — davvero capire — come raggiungere gli insegnanti in modo più efficace.
Non è semplice, oggi. La scuola vive in mezzo a un rumore continuo di contenuti, notifiche, proposte, bandi, richieste. Distinguersi, o anche solo arrivare all’orecchio giusto, è diventato un piccolo esercizio di strategia.

Eppure, quasi senza rendercene conto, dal tentativo di “trovare una strada” è nato un piccolo ecosistema: riflessioni, appunti sparsi, spunti pratici, domande che generano cambiamento prima ancora di trovare risposta.

 

Chiunque abbia avuto a che fare con una classe — di ragazzi, adulti, colleghi, gruppi talvolta esplosivi — sa quanto questo mestiere sia complesso.
Non importa quanta esperienza abbiamo: ci sono momenti in cui tenere viva l’attenzione diventa un’impresa, momenti in cui una relazione si incrina senza un motivo chiaro, momenti in cui il rispetto si sbilancia tutto da una parte e tu resti lì, a domandarti cosa sia cambiato.

E poi ci sono le dinamiche sottili, quelle che non si vedono subito: alleanze improvvise, resistenze cocciute, piccoli sabotaggi involontari, fatiche emotive che si incastrano tra una spiegazione e l’altra. Roba che non compare nei registri, ma incide più di tutto il resto.

Se c’è una cosa che ho imparato in questi quattro anni guardando Alberto lavorare — nelle formazioni, nel coaching, nelle telefonate dell’ultimo minuto che diventano lezioni inaspettate — è questa:
smettere di peggiorare è un super potere sottovalutato.
Sembra poco, ma è lì che succedono i veri cambiamenti.

E non mi stupisce, quindi, che abbia scritto un libro che parte proprio da questo auspicio: “13 errori da non commettere in classe”.
Il titolo sembra quasi una promessa di semplicità, ma chi conosce Alberto sa che la semplicità, quando c’è, arriva solo dopo aver tolto tutto il superfluo.

C’è una cosa che mi ha colpito mentre lo leggevo: molti libri sulla scuola “parlano della scuola”.
Questo invece parla alla scuola.
Ti guarda negli occhi, pagina dopo pagina, con quella schiettezza gentile che è la cifra di Alberto: mai paternalistica, mai astratta, mai distante.
È un libro che non si limita a spiegare: accompagna. E mentre lo fa, ti mette in mano strumenti che puoi usare già domani, senza aspettare che un collegio, una riforma o una circolare decidano per te.

E forse è anche per questo che lo trovo perfetto come regalo, soprattutto ora che il Natale si avvicina e cerchiamo cose che non siano “solo cose”.
Un regalo da farsi e da fare: a un collega, a un’amica, un parente o a sé stessi.
Un modo per iniziare il nuovo anno scolastico — o semplicemente il nuovo anno — con quella sensazione rara di avere strumenti concreti, applicabili, reali.
La sensazione di poter incidere davvero, perché ora sai come farlo.

Se senti di volerti un po’ più liber_, un po’ più centrat_, un po’ più efficace… questo manuale è una guida rigorosa e affettuosa allo stesso tempo.
E chissà: magari scoprirai qualità che non pensavi di avere.

 Succede spesso, quando qualcuno ti mostra il percorso senza camminarlo al posto tuo.

Dafne Rubini
Pedagogista dell’espressione e Coach Professionista – MetaDidattica

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