Quando devi prendere una decisione importante, segui un metodo ben preciso oppure agisci sulla base dell’esperienza?

Voglio condividere con te un metodo molto utile, di cui oggi non potrei più fare a meno; prima però ho bisogno di raccontarti una storia.

Qualche anno fa (era l’aprile del 2013) stavo conducendo un corso di Formazione in Cammino insieme ai miei colleghi Federica e Piercarlo. Ci trovavamo nel pieno del secondo giorno di marcia, con una discreta stanchezza nelle gambe e nella mente la consapevolezza che i chilometri ancora da percorrere sarebbero stati tanti e duri. C’era da prendere una decisione importante: percorrere il sentiero di montagna che conduce direttamente a Spoleto oppure utilizzare la strada statale Flaminia per raggiungere la nostra meta finale? Volevamo evitare questa seconda opzione (sia per ragioni “panoramiche” che di sicurezza), ma non appena Piercarlo accennò alla prima ipotesi, successe qualcosa di incredibile!

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Non appena la proposta di Piercarlo giunse alle nostre orecchie, in un lampo riaffiorarono in modo vivido e stravolgente le sensazioni vissute solo qualche mese prima: nell’aprile del 2012, infatti, percorremmo proprio quel sentiero di montagna dopo esserci persi (ebbene sì!), arrivando a Spoleto all’1.30 (esatto, hai letto bene: sto parlando proprio dell’1.30 di notte!). Come puoi immaginare in quell’occasione non fu affatto semplice: questa impresa richiese infatti a noi conduttori di assumerci una grande responsabilità nei confronti del gruppo di partecipanti, mettendo a dura prova tutti i Camminatori. Le nostre “pance” registrarono questo turbinio di sensazioni e, al momento della nuova decisione, emersero con tutto il loro vigore suggerendoci un “NO!!!” praticamente urlato.

“Passare nuovamente in quel sentiero?! Non se ne parla neanche!! Ma ti ricordi com’è andata l’anno scorso?”.

Fu questo il nostro primo pensiero, che non tardò a divenire acerba lamentela e fertile terreno per un pericoloso disaccordo: la decisione andava comunque presa in poco tempo, dato che eravamo prossimi al bivio che avrebbe dettato la rotta per le ore successive.

Come fare a prendere una buona decisione?

Da un lato poteva sembrare più che ragionevole evitare il sentiero che solo pochi mesi prima ci aveva fatto vedere le stelle (in tutti i sensi): l’esperienza insegna”, hanno ripetuto con grande saggezza innumerevoli generazioni di nonne. Sembrava quindi scontato affidarci alle sensazioni da noi provate in quel momento, ancora vivide nella nostra memoria. Eppure anche l’altra strada non sarebbe stata il massimo… Insomma, gli ingredienti c’erano tutti:

  • mancanza di tempo;
  • conflitto tra due o più opzioni;
  • forte coinvolgimento emotivo;
  • responsabilità della scelta nei confronti anche di terzi;
  • aspettative da parte dei terzi coinvolti (partecipanti ad un corso);
  • aspettative personali relative alla riuscita dell’attività;
  • “più teste al comando”;
  • stanchezza e condizioni “non perfette” per prendere decisioni.

Ecco quello che ci salvò…

Piercarlo ebbe un’idea: in quel momento, nonostante ci fossimo riuniti a prendere quella decisione come professionisti assennati, stavano prevalendo le pance. Le forti sensazioni in campo assorbivano una buona parte dell’attenzione. L’antidoto che distillammo proprio in quell’occasione fu la ricerca di informazioni.

Fu così che, riuscendo fortunatamente a recuperare le foto scattate qualche mese prima, notammo uno scarto di tempo di circa 3 ore rispetto alla tabella di marcia corrente. “Allora eravamo in vantaggio, e non di poco!!”. Queste informazioni riuscirono a ristrutturare in un lampo le sensazioni che ci stavano facendo propendere per la strada statale.

Un nuovo modello. Semplice.

Da quel momento abbiamo iniziato a coltivare un grande interesse per questo semplice modello (sensazioni VS informazioni), scoprendone l’efficacia in termini di decision makingequilibrio emotivoproblem solving e relazioni (anche d’aiuto).

Il suo funzionamento è molto intuitivo: basta prendere un foglio, dividerlo in due metà verticali, appuntando in quella di sinistra tutte le sensazioni/intuizioni che si hanno in merito a qualcosa, sulla colonna di destra tutte le informazioni a supporto (o meno) a ciascuna sensazione o aggiuntive.

Possiamo immaginare queste due “metà” come i piatti di una bilancia: l’obiettivo è fare in modo che vi sia equilibrio. Da un lato il rispetto per le sensazioni in campo (nostre ed altrui), dall’altro l’attenzione alle necessarie informazioni.

È importante sottolineare che per informazione si intende soltanto qualcosa che può essere percepito attraverso i cinque sensi e misurato, un comportamento oggettivo per esempio. La “fatica” non è propriamente un’informazione, il numero di soste effettuate sì; la difficoltà non è un’informazione, la presenza di vesciche sì; la “scolarizzazione” di uno Studente non è un’informazione, il fatto che intervenga senza alzare la mano sì…

L’invito è quello di sperimentare questo modello utilizzando carta e penna, soprattutto le prime volte: questo ci aiuterà ad avere anche una percezione visiva di quanto sia in equilibrio (o in disequilibrio) la nostra bilancia decisionale.

Buon lavoro! 🙂

P.S.: per tener conto anche delle sensazioni occulte che influenzano a nostra insaputa le nostre decisioni, ti consiglio di leggere il libro Trappole mentali, di Matteo Motterlini.

P.P.S.: per una visione “strategica” delle decisioni e per portare alla luce le principali tentate soluzioni disfuzionali che attuiamo della scelta, leggi anche La paura delle decisioni di Giorgio Nardone.


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