Come affrontare un trasferimento da una Scuola all’altra?

Come far sì che la scelta sia una buona scelta?

A quali errori sarebbe meglio fare attenzione?

Ascolta gli spunti che Alberto ha voluto dare a Sara e a tutti i lettori di MetaDidattica.

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  1. giovanna 21 Febbraio 2021 at 8:47 - Reply

    Ciao. Anche io sto decidendo per un trasferimento in un’altra scuola. Purtroppo il mondo della scuola, in quanto a organizzazione e creazione di ambienti di lavoro efficienti, non è il massimo: dirigenti che vanno e vengono, soldi che vanno e vengono, lavoratori (insegnanti, segretari, collaboratori) che sono lì in base a graduatorie e casualità, consuetudini e prassi stabilite negli anni e difficili da cambiare, rapporti con i colleghi che io vedrei diversi mentre spesso vince il ‘chi fa da sé’…Io conosco la scuola dove lavoro ormai da 5 anni, ma ho fatto il doppio di anni di precariato girando in vari istituti, addirittura di grado diverso (medie e superiori, licei e scuole professionali), ho avuto colleghi di tutti i tipi, alunni figli di contesti differenti, dirigenti presenti e dirigenti assenti. Se alla fine dovessi decidere di cambiare, non potrei scegliere sulla base di una preferenza semplicemente perchè è tutto così mutevole che le basi delle scelte che faccio oggi potrebbero non sussistere più quando, tra qualche mese, varcherò la soglia di una nuova scuola.
    Per questo scelgo sulla base di quello che conosco e che, dopo anni, non sopporto più. Scelgo di scappare da un ambiente di guelfi e ghibellini, da una collega dispotica e perfettina che gode nel mettermi in difficoltà e in cattiva luce (ma la Preside non è disponibile ad un dialogo con noi, la sezione non si può cambiare, …) , da una dirigente stanziale che non prende mai decisioni o le prende in ritardissimo ed è così indaffarata che non passa mai a fare un saluto nelle classi o una chiacchierata con i suoi dipendenti, da uno stile di scuola che bada più all’immagine piuttosto che alla didattica e tanto tanto altro.
    Certamente mi aspetto di trovare le stesse problematiche da un’altra parte, ma ci vorrà del tempo, e magari potrò usare le esperienze passate per affrontare persone e situazioni in modo più funzionale per me.

  2. Carla 28 Febbraio 2021 at 12:15 - Reply

    Buongiorno Alberto! Come stai? Vorrei inserire un biglietto in dispensa: l’insegnante Don Chisciotte! Io ci sono ricascata questa settimana: mi rendo conto di essere l’unica (non del tutto sola a dir la verità perché i miei colleghi di classe la pensano come me, ma forse riescono a rassegnarsi prima!) a voler lottare contro “il sistema” per far sì che tutti abbiano le stesse opportunità, almeno nel mondo della scuola. Possibile che un’alunna inviata alla fine della classe prima della scuola primaria con evidenti problemi di apprendimento abbia finalmente ricevuto una certificazione DSA soltanto dopo quattro anni, alle soglie del passaggio alla scuola secondaria di primo grado? Solo tre elementi, a mio parere pure di poco conto, risultano nella norma: dai test tutto è in fascia clinica, qualcosa sotto la norma, ma…gli specialisti riferiscono che la situazione non è grave. Non si può chiedere il sostegno, saranno sospesi i trattamenti con gli specialisti nei prossimi anni, la famiglia dichiara che non potrà affrontare spese di trattamenti privati, al limite giusto qualche ripetizione di giovani diplomati, e che non ha il tempo e la capacità di seguirla, pur essendo consapevole delle difficoltà della bambina e pur avendo sempre dimostrato accordo con la scuola; e la scuola? Anche quest’anno abbiamo 3 ore a classe per attività di recupero (non 3 a settimana, 3 in tutto un anno di scuola!). Le compresenze sono sacrificate ogni volta che è necessario per le sostituzioni e, durante questo periodo, basta un raffreddore per dover stare a casa. Vengono suggeriti vari strumenti compensativi e dispensativi: peccato che siano esattamente quelli usati in questi anni, in una classe poco numerosa e con la massima disponibilità ad aiutare la bambina in ogni momento e con ogni mezzo, anche oltre quelli suggeriti! Ma i risultati sono rimasti minimi. Cosa ne sarà di questa bambina i prossimi anni, di fronte ad una mole di lavoro elevata all’ennesima potenza rispetto ai contenuti ristretti e filtrati che ha cercato di gestire finora, in una classe sicuramente più numerosa, con tanti professori diversi? La sindrome da Don Chisciotte prende il sopravvento e con lo lei lo sconforto totale! Vorrei mettere l’armatura e iniziare la battaglia contro i mulini a vento. Ma dovrò semplicemente rassegnarmi e pensare come sua madre: “Eh pazienza io non posso farci niente!” In fondo se lo pensa lei ci riuscirò anche io!
    Oppure no?